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L’exploit inflazionistico pesa sul carrello della spesa alimentare degli italiani per oltre 8 miliardi in più nel 2022, mentre nei campi i compensi per i raccolti decimati da caldo e siccità sono sotto i costi di produzione, costringendo molte imprese agricole a lavorare in perdita: è questa la sintesi di Coldiretti sull’analisi dei dati ISTAT relativi all’inflazione a giugno che evidenziano un aumento complessivo del 9% dei prezzi dei beni alimentari e delle bevande rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

Dal balzo del +69% dei prezzi dell’olio di semi al +28% del burro, fino al +23% della pasta, sono questi i prodotti alimentari che fanno segnare i maggiori aumenti nel carrello della spesa.

"La siccità con il taglio dei raccolti," sottolinea la Coldiretti, "spinge l’inflazione con aumenti che vanno dal +11,7% della verdura al +10,8% per la frutta segnata da pezzature più piccole per la mancanza di acqua, e gli agricoltori costretti al diradamento dei raccolti sulle piante".

Il 2022 si classifica fino a ora come l’anno più caldo mai registrato in Italia, con una temperatura media a giugno superiore di ben +2,88 gradi rispetto alla media, su valori vicini al massimo registrato nel 2003, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati ISAC CNR che effettua rilevazioni in Italia dal 1800.

Dai costi di produzione ai prezzi al consumo, il percorso è breve.

A spingere i prezzi è il fatto che in Italia, spiega Coldiretti, si registrano cali del:

  • - 45% per il mais e i foraggi che servono all’alimentazione degli animali
  • - 20% per il latte nelle stalle
  • - 30% per il frumento duro per la pasta
  • - 1/5 delle produzione di frumento tenero
  • - 30% del riso
  • - 15% frutta ustionata da temperature di 40 gradi
  • - 20% cozze e vongole uccise dalla mancanza di ricambio idrico nel Delta del Po.

“Siamo di fronte,” spiega la Coldiretti, “a un impatto devastante sulle produzioni nazionali con danni che superano i 3 miliardi di euro”.

Se i prezzi per le famiglie corrono, Coldiretti fa sapere che l’aumento dei costi colpisce duramente l’intera filiera agroalimentare a partire dalle campagne, dove l’11% delle aziende agricole è in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività. Ma secondo il CREA ben circa 1/3 del totale nazionale (30%) si trova costretta in questo momento a lavorare in una condizione di reddito negativo per effetto dell’aumento dei costi di produzione. In agricoltura si registrano rincari che vanno dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi al +129% per il gasolio.

 

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