Ci si attendono numeri in crescita rispetto all'anno scorso, ma comunque inferiori alle attese, causando la fuoriuscita del nostro Paese dal podio dei principali paesi produttori.

Le prospettive parlano di 315 tonnellate di olio d'oliva, con un incremento stimato del 15% rispetto al 2020. Cifre che non bastano a coprire il gap con gli standard produttivi risalenti a ormai anni fa, e riassumono il lungo periodo di difficoltà dell'olio nostrano, che quest'anno è stato soprattutto penalizzato dalla siccità che ha colpito la Puglia, regione cardine della produzione olearia.

La produzione di questa regione resterà infatti, nonostante possibili forti incrementi rispetto all'anno scorso, molto lontana dalle 200mila tonnellate che caratterizzavano le annate migliori. Annata negativa anche per Toscana, Umbria e Calabria. Potrebbe invece recuperare terreno la Sicilia, dopo diverse annate negative.

Opportuno precisare che la qualità dell'olio italiano resta di primo livello, le problematiche riguardano la quantità. Per rilanciare la produzione nazionale, sono necessari "interventi strutturali di rinnovamento degli impianti e recupero degli uliveti abbandonati per consentire alla produzione di tornare sui livelli di eccellenza di dieci anni fa", afferma David Granieri, presidente Unaprol.

Nell'ambito del Recovery Plan, Coldiretti ha presentato un piano specifico che punta sulla realizzazione di nuovi uliveti, impianti di irrigazione e costruzione di pozzi o laghetti, favorendo la raccolta meccanizzata delle olive con macchinari che riducano i tempi e costi di raccolta.

 

Fonte: Sole 24 Ore

 

 

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