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Il Piano Nazionale Transizione 4.0 è il primo mattone su cui si fonda il Recovery Fund italiano. Il nuovo Piano si pone due obiettivi fondamentali: stimolare gli investimenti privati, dare stabilità e certezze alle imprese con misure che hanno effetto da novembre 2020 a giugno 2023.

Con Andrea Titi di Leyton Italia, società che opera nell’ambito della finanza agevolata per le imprese, abbiamo ripercorso la strada che ha portato da Industria 4.0 del 2017 alla Transizione 4.0. La grande novità del piano Transizione 4.0 è quella di dare certezza alle aziende ampliando l’orizzonte temporale, si va infatti fino al 30 giugno 2023. E poi sotto il piano Transizione 4.0 oltre all’agevolazione principe che sono i beni strumentali, vengono considerate altre categorie come ricerca e sviluppo e agevolazioni tecnologiche. Compaiono non solo agevolazioni per beni strumentali ma anche per ricerca e sviluppo e, novità dell’anno scorso, per innovazione tecnologica e anche per la Formazione 4.0 in quanto le aziende oltre ad acquistare macchinari hanno necessità che il personale sia informato sulle nuove tecnologie. Poi ci sono altre agevolazioni come la nuova Sabatini e il bonus Sud.

Di incentivi, insomma, ce ne sono tanti: entriamo nel dettaglio…

Dal punto di vista dei beni strumentali la grande divisione sta tra beni strumentali semplici cioè non 4.0 e quelli invece 4.0. Per le agevolazioni legate ai beni semplici materiali e immateriali si parla di credito d’imposta. L’aliquota per il 2021 è pari al 10%, con effetto retroattivo, per cui vale per quegli investimenti a partire dal 16 novembre 2020. Questa aliquota poi viene maggiorata e si arriva a un 15% per investimenti utilizzati in un’ottica di modalità agile. Il limite massimo degli investimenti è pari a 2.000.000 di euro, per investimenti materiali, 1.000.000 di euro nel caso di beni immateriali. Nel caso in cui l’azienda volesse fare un investimento il prossimo anno, però, l’aliquota dal 10% scende al 6%. Poiché si parla di credito di imposta, l’agevolazione è automatica, quindi il credito viene portato in compensazione direttamente in F24 in tre quote a partire dall’anno di messa in esercizio del bene.

Quali sono le categorie di beni coinvolte?

Si tratta di tre categorie. Beni strumentali controllati da sistemi computerizzati, tra questi ricadono tutte le macchine utensili e gli impianti; beni che permettono il monitoraggio in process dell’attività produttiva piuttosto che delle condizioni di lavoro delle macchine e che forniscono anche report; l’ultimo gruppo è quello che sottende l’ergonomia e la sicurezza dei lavoratori, sempre in ottica 4.0, ad esempio l’utilizzo di realtà aumentata che coadiuva l’operatore nella sua attività di manutenzione. Analogamente ci sono i beni immateriali, vale a dire i software 4.0 e in questo caso l’aliquota scende, non più 50% ma 20% per l’acquisto di software e un tetto massimo: si possono agevolare investimenti fino a un massimo di un milione di euro e come nel caso precedente il credito d’imposta si può portare in compensazione in tre quote annuali di pari importo a partire sempre dall’anno di verifica dell’interconnessione.

 

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