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Firmata nel 1951 da pochi Stati europei, la Convenzione ha rappresentato la base per l’attuale sistema della tutela delle denominazioni geografiche degli alimenti che coinvolge gran parte dell’Europa. 

Il 22 ottobre  si sono festeggiati i 70 anni della Convenzione Internazionale di Stresa sulle denominazioni di origine dei formaggi. L’incontro non è stato però solo una semplice festosa cerimonia per l’anniversario, ma anche un momento di riflessione: come continuare a proteggere, valorizzare e migliorare le denominazioni geografiche casearie nazionali?

Nel corso degli anni sono state introdotte e accettate innovazioni di produzione, anche profonde, spesso specifiche per le diverse filiere casearie. Alcune di queste sono divenute, col tempo, a loro volta pratiche consolidate e caratteristiche. Negli anni, seguendo una deriva naturale, sono cambiati sia il clima che il territorio. Di conseguenza l’intero ecosistema produttivo si è modificato e non ne sono rimasti immuni l’organizzazione delle aziende zootecniche, i metodi di raccolta del latte e, a seguire, anche i caseifici. Le conoscenze scientifiche e tecnologiche hanno offerto nuove opportunità di produrre “meglio”. Il passaggio da lavorazioni di tipo essenzialmente artigianale, con consumo locale, a lavorazioni che richiedevano di soddisfare la domanda accresciuta di formaggio di qualità ha reso opportuno modificare le pratiche casearie introducendo principi di meccanizzazione e automazione del processo, che hanno trovato applicazioni diverse. L’innovazione ha anche inciso talvolta sulle caratteristiche originali dei formaggi, non fosse altro che per andare incontro alla modificazione del gusto, delle occasioni e dei modi di consumo. 

Molti dei formaggi a denominazione geografica italiana non sono prodotti di “nicchia” a esclusivo interesse di golosi “gourmand”, ma si confrontano da quel lontano 1951 con un mercato mondiale in cui hanno avuto un grande successo. Per continuare questo percorso l’innovazione tecnologica deve essere quindi considerata una “opportunità” da gestire in modo regolato. Un tempo si semplificava dicendo che l’innovazione di oggi sarà la tradizione di domani e che la tradizione di oggi è stata innovazione nel passato. Tuttavia, seppur evitando le banalizzazioni, il tema rimane sul tavolo e per definire un successo del futuro del sistema di DOP e IGP diventa necessario affrontarlo.

Ricordare la Convenzione di Stresa deve essere quindi anche uno strumento per guardare la strada percorsa in questi 70 anni e continuare a fare sì che il sistema delle denominazioni geografiche continui a essere un motore di sviluppo della filiera casearia nazionale. 

Erasmo Neviani

Presidente Comitato Italiano FIL-IDF

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