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Garantire cibi sani e sicuri lungo tutta la filiera produttiva è la missione dell’Unione Europea e del nostro paese come membro, una sfida affascinante che parte da un controllo integrato che supera le logiche di approccio settoriale e verticale; un metodo che parte dalla combinazione di requisiti elevati per i prodotti alimentari e per la salute e il benessere degli animali.

Un aspetto di particolare importanza è rappresentato dalla denominazione di vendita utilizzata per la commercializzazione dell’alimento. Per quanto riguarda il termine “Salsiccia” nel nostro Paese, da sempre, è riferito ad  un prodotto trasformato a base di carne suina, perlopiù insaccato in budello naturale e che, a differenza del “Salame”, può vedere impiegati nell’impasto condimenti, additivi conservanti (nitriti) e coloranti (es. la cocciniglia consentita anche in alcuni prodotti a base di carne, insaccati e cotti).

Le misure di contenimento contro la pandemia sono responsabili, secondo gli esperti, del calo di segnalazioni relative a queste malattie. Come rivelato dal rapporto “One Health" (salute unica globale) dell’UE sulle zoonosi, curato dall'EFSA e dall'ECDC, nel 2020 è stata la campilobatteriosi la zoonosi maggiormente segnalata nell'UE, con 120 946 casi contro gli oltre 220.000 dell'anno precedente, seguita poi dalla salmonellosi, che ha interessato 52.702 individui contro gli 88.000 dell’anno precedente. Il numero di infezioni veicolate da alimenti ha registrato un calo del 47%.

Rispetto alla precedente valutazione datata 2015, EFSA ha proposto di abbassare in maniera significativa la dose giornaliera tollerabile di questa sostanza.

Rivolta principalmente agli agricoltori, la campagna è stata estesa a Bulgaria, Repubblica Ceca, Lituania, Lettonia, Polonia, Slovacchia, Estonia, Ungheria e Romania.

Durante le consultazioni parallele l'EFSA raccoglierà osservazioni sul “rapporto di valutazione sul rinnovo del glifosato”, mentre la consultazione indetta dall'ECHA verte sul dossier in tema di armonizzazione della classificazione ed etichettatura del glifosato.

Secondo uno studio pubblicato congiuntamente da EFSA, EMA e ECDC, ora negli animali da produzione alimentare l'uso di antibiotici risulta più basso che nell’uomo.