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Da buon milanese, ma anche e soprattutto come Tecnologo Alimentare, non posso esimermi dal condividere il mio entusiasmo nell’aver visto la nostra splendida città, Milano, al centro dell’innovazione durante eventi di prestigio internazionale come la Milano Design Week che ha confermato la tendenza di crescita con 182 iniziative (+3,4% rispetto al 2023) per un totale di 1.326 appuntamenti in città (+10,5%).

Questa manifestazione, che con gli anni si è affermata non solo come una vetrina di eccellenza per il design tradizionale, è diventata sempre più anche un palcoscenico dove il “food design” trova spazio e risonanza, unendo creatività e scienza in modi sempre nuovi e sorprendenti.

Contrariamente al pensiero comune, la parola “design” non significa “disegnare” ma “progettare”, il che dà l’idea di un’azione complessa, lo dice bene il termine latino Proiectum (Gettare avanti), ovvero essere in grado di immaginare un’opera compiuta e articolata in tutti i suoi dettagli. Tanto più se l’oggetto è un’impresa alimentare che opera in un contesto complesso in cui sono ben noti i rischi inerenti al prodotto, la ridondanza normativa (locale, nazionale, europeo), le rapide evoluzioni tecnologiche e le mutevoli situazioni di mercato, senza trascurare il benessere e la tutela della salute dei consumatori.

Anche il termine “design” deriva dal latino Signum (Segno), pertanto il “Food Design” è un progetto coerente e funzionale allo scopo, capace di rispondere alle necessità dell’impresa con un equilibrio ottimale costo-beneficio e di soddisfare i bisogni dei consumatori, creando servizi innovativi.

Di fatto, il cibo alla Milano Design Week si trasforma in perno centrale non solo nelle iniziative del Fuori Salone accompagnando le serate e gli eventi in programma, ma diventando protagonista di vere e proprie opere d’arte che rispecchiano i pilastri dell’iniziativa stessa, ovvero sostenibilità, circolarità, accessibilità. Dunque, quale migliore occasione per parlare di food design come una disciplina fondamentale al crocevia tra estetica, funzionalità e sostenibilità, destinata a giocare un ruolo chiave nell’evoluzione delle pratiche alimentari contemporanee e da qui l’intrinseco collegamento con la nostra professione di Tecnologi Alimentari.

In altre parole, il food design è definibile come l’arte della scienza di migliorare l’interazione tra il consumatore e il cibo a tutti i livelli della catena alimentare, pertanto non si limita solo alla presentazione degli alimenti, ma abbraccia anche l’innovazione nei processi di produzione, packaging e consumo, con un forte accento sulla sostenibilità. Il food design è un campo interdisciplinare che integra conoscenze di gastronomia, design, arte, scienza e tecnologia per migliorare l’esperienza alimentare in tutti i suoi aspetti, dalla texture e il gusto dei cibi alla loro presentazione e packaging.

Nonostante l’atto di progettare il cibo possa essere considerato antico quanto la cucina stessa, il food design è relativamente moderno e la disciplina come campo di studio formale è ancora più recente. Negli anni ’90, il design del cibo inizia a guadagnare riconoscimento accademico. Uno dei pionieri in questo campo è stato l’italiano Alberto Alessi, famoso designer di prodotti, che ha iniziato a esplorare il concetto di design applicato al cibo nella metà degli anni ’90.

Dall’inizio del XXI secolo, il food design ha visto un’espansione significativa con l’apertura di diversi programmi accademici, workshop e conferenze dedicate in tutto il mondo, attraendo non solo designer e chef, ma anche scienziati, nutrizionisti e imprenditori, tutti interessati a esplorare come il design possa influenzare e migliorare l’industria alimentare.

Il food design contribuisce significativamente alla sicurezza alimentare, progettando soluzioni che riducono anche il rischio di contaminazioni e migliorano la conservazione del cibo, come lo sviluppo di imballaggi e packaging intelligenti e l’introduzione di superfici antibatteriche nelle cucine professionali. Il food design sta rivoluzionando l’industria alimentare, introducendo nuove tecnologie e metodi di produzione che non solo migliorano l’efficienza ma anche l’attrattività del prodotto finale.

Questo fatto genera importanti ripercussioni per noi Tecnologi Alimentari, che siamo chiamati a integrare principi di design nel nostro lavoro quotidiano, al fine di soddisfare le crescenti aspettative dei consumatori in termini di qualità e sostenibilità.

Le tendenze emergenti nel food design includono l’uso crescente dell’intelligenza artificiale per personalizzare l’esperienza alimentare e l’esplorazione di nuove fonti alimentari, come le alghe, gli insetti e il mondo degli alimenti coltivati. Le prospettive future promettono ulteriori innovazioni, con il potenziale di trasformare radicalmente i modelli di consumo globale. Come Tecnologi Alimentari, dobbiamo assumerci la responsabilità, unica e straordinaria, di essere custodi della sicurezza, della qualità e dell’innovazione nel settore alimentare, con un approccio multidisciplinare che ci viene dal percorso di studi universitari, l’unico che parla di alimenti a 360°.

Il food design ci offre un’opportunità senza precedenti di elevare queste responsabilità a nuove vette, trasformando le sfide in possibilità e i problemi in soluzioni innovative. Attraverso il food design, possiamo non solo migliorare la funzionalità e la sostenibilità dei prodotti che arrivano sulle tavole dei consumatori di tutto il mondo, ma anche infondere bellezza e gioia nell'atto quotidiano dell'alimentazione.

Questo legame tra scienza e arte, igiene e sicurezza, nutrizione ed estetica eleva l’essenza del nostro lavoro e ci consente di toccare la vita delle persone in modi profondamente significativi, celebrando la cultura, la comunità e il nostro legame con la natura.

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