Si è molto parlato ultimamente della cosiddetta Vision presentata il 19 febbraio dalla Commissione europea per promuovere la fiducia e il dialogo lungo la catena agroalimentare UE. Nelle intenzioni dei proponenti la visione vuole dare sostanza allo stretto impegno tra le istituzioni competenti, gli agricoltori, gli operatori della filiera alimentare e la società civile affrontando le loro preoccupazioni e idee.
Il tema è quindi quello del futuro dell'agricoltura e del settore agroalimentare, ma in dettaglio e concretamente di cosa si tratta? I documenti partono da 3 dati che definiscono la forza e insieme l’elemento di debolezza del settore. È stimato pari a 900 miliardi di euro il valore aggiunto generato dal sistema agroalimentare dell'UE nel 2022; sono circa 30 milioni i posti di lavoro in tutto il settore agroalimentare e solo il 12% degli agricoltori ha meno di 40 anni.
Su questa base la visione è stata pensata come sistema per rafforzare la competitività e l'attrattiva del settore agroalimentare. “Delinea le condizioni abilitanti per garantire che il settore prosperi, innovi e continui a beneficiare la società oggi, domani e nel 2040”. Quindi l’obiettivo che si pone la Vision è di garantire la competitività e la sostenibilità a lungo termine del settore agricolo e alimentare dell'UE.
La visione è composta da diversi settori prioritari e si articola per punti chiave che comprendono la semplificazione delle norme dell'UE, la ricerca, l'innovazione e la digitalizzazione come motori trasversali.
Un settore agroalimentare attraente
Dato il problema generazionale, il primo punto su cui si articola la Vision parte dalla necessità di creare le giuste condizioni per incoraggiare le generazioni future a produrre alimenti promuovendo un reddito equo, il sostegno pubblico e la trasparenza nella catena alimentare.
Tra gli impegni ne vengono citati in particolare tre. Il primo quello di “garantire il futuro degli agricoltori per rendere l'agricoltura finanziariamente sostenibile e contrastare le pratiche sleali: attrarre redditi da molteplici fonti, promuovere una posizione più equa nella catena alimentare per consentire agli agricoltori di prosperare e guadagnare un reddito equo”.
Segue quello di “ricompensare adeguatamente i servizi ecosistemici. E, terzo, ma non meno importante, quello di “creare opportunità per i giovani nelle zone rurali”: incoraggiare le generazioni future a scegliere carriere agricole, sfruttare il potenziale imprenditoriale del settore agroalimentare per una nuova ondata di imprese agroalimentari innovative.
Questi tre proponimenti vengono poi declinati con alcune misure concrete tra le quali vengono citate la “revisione delle norme sulle pratiche commerciali sleali e del regolamento sull'organizzazione comune dei mercati (OCM)”, “una politica agricola comune più equa, più semplice e mirata”; “rafforzare l'Osservatorio della filiera agroalimentare dell'UE”; “presentare una strategia per la bioeconomia”; “costruire un'ambiziosa agenda di investimenti”; “realizzare una strategia di rinnovamento generazionale”; “avviare un osservatorio dell'UE sui terreni agricoli”.
Un settore competitivo e resiliente
Il secondo punto chiave cerca invece di rispondere all'impatto dei cambiamenti climatici sulla concorrenza globale e dell'aumento dei prezzi dell'energia.
In questo caso gli obiettivi riguardano la necessità di sviluppare la resistenza ai cambiamenti geopolitici: quindi diversificare le relazioni commerciali, creare nuove opportunità di esportazione, perseguire partenariati internazionali.
Infine, aumentare la resilienza del settore agroalimentare: innovare e mantenere la leadership nei mercati globali, proteggere gli interessi degli agricoltori europei e ridurre le dipendenze critiche dalle importazioni.
Anche in questo caso vengono indicati degli ambiti d'azione concreti che riguardano la necessità di istituire nuovi dialoghi di partenariato sulla politica agroalimentare; semplificare gli oneri amministrativi per gli agricoltori e le imprese alimentari; sviluppare un piano per affrontare le sfide dell'approvvigionamento proteico; perseguire un maggiore allineamento delle norme di produzione applicate ai prodotti importati; rivedere la legislazione sul benessere degli animali; sviluppare un'ambiziosa rete di sicurezza unitaria per il settore agroalimentare dell'UE; adottare un piano di adattamento ai cambiamenti climatici; avviare una strategia a lungo termine per il bestiame.
Le esigenze future
Un terzo punto guarda a quello che c aspetta e alla transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio. La visione punta a sostenere gli obiettivi climatici dell'UE per il 2040 e quindi punta ad adottare “pratiche innovative che siano sinonimo di opportunità per gli agricoltori, garantendo che la decarbonizzazione e la competitività vadano di pari passo”. È segnalato poi l’impegno ad “aiutare gli agricoltori a misurare e migliorare le loro prestazioni a livello di azienda agricola” e “proteggere e ripristinare la biodiversità dell'UE”.
In questo caso gli ambiti di azione per affrontare queste sfide sono quelli di offrire un'analisi comparativa volontaria per la sostenibilità nelle aziende agricole; proporre una strategia per la resilienza idrica; accelerare l'accesso ai biopesticidi; ricompense attraverso la rimozione del carbonio e l'agricoltura del carbonio; avviare una strategia digitale dell'UE in materia di agricoltura.
Cibo, condizioni di vita e di lavoro eque
Un ultimo punto della visione per l'agricoltura e l'alimentazione fa esplicito riferimento all’importanza di “riconnettere le persone con il cibo che mangiano e i territori” e “a sostenere le zone rurali mantenendo il patrimonio culturale dell'UE”. Si tratta di promuovere condizioni di vita e di lavoro eque nelle zone rurali, rafforzare i legami tra i cittadini, le zone rurali e i territori remoti e rimanere leader mondiale nell'innovazione alimentare. Tutto questo puntando ad una netta sostenibilità sociale: proteggere i diritti dei lavoratori, sviluppare le competenze e attrarre un maggior numero di donne nelle professioni agricole.
A livello concreto per raggiungere questi obiettivi, la Vision propone di “aggiornare il piano d'azione rurale dell'UE e rafforzare il patto rurale; creare una piattaforma per le donne nell'agricoltura; organizzare un dialogo alimentare annuale con gli attori del sistema alimentare; rafforzare il ruolo degli appalti pubblici; sviluppare filiere corte; rivedere il programma dell'UE destinato alle scuole; accrescere la consapevolezza dei consumatori attraverso la politica di promozione; promuovere ulteriormente la diffusione delle indicazioni geografiche.
Le ambizioni quindi non mancano. Si tratta evidentemente d una sintesi e sarà importante vedere nei prossimi anni quanto dei proponimenti si tradurranno in azioni concrete. Nel frattempo per chi fosse interessato a questo link è disponibile una scheda dettagliata informativa sulla Vision 2025 (in inglese).