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Questa modalità di vendita potrebbe avere degli effetti collaterali sul settore alimentare, per quanto riguarda competizione e redditività.

Nei principali cinque mercati europei, la penetrazione dell'e-commerce di generi alimentari va dal 3 all'11% delle vendite, come rivela lo studio di Euler Hermes, società del Gruppo Allianz realizzato in occasione di TUTTOFOOD. Lo studio spiega anche come ogni punto percentuale guadagnato dall'e-commerce a scapito della vendita tradizionale rappresenti una minaccia in termini di fatturato pari a 13,6 miliardi di euro, e fino a 1,9 miliardi di euro in termini di profitti.

Il successo dell'e-commerce rende necessario, per le aziende del retail tradizionale, affrontare due sfide: la prima è l'alterazione del gioco competitivo, che enfatizza, per quanto riguarda il digitale, la comodità e il servizio rispetto alla competitività dei prezzi. Questo porta le aziende lente ad abbracciare la transizione digitale a perdere quote di mercato. La seconda sfida è rappresentata dalla minaccia in termini di redditività: infatti, nel mercato online i prodotti alimentari possano essere venduti anche in perdita. L'e-commerce di prodotti alimentari comporta costi più elevati, perchè parte della catena di valore del servizio si ritrasferisce dal cliente al retailer, mentre le spese connesse non vengono completamente riversate sulle tariffe del servizio.

Per i rivenditori di generi alimentari in Europa, si stima che ogni punto percentuale di vendite di generi alimentari che si sposta online, costituisca una corrispondente minaccia di 500 milioni di euro di profitti, se i margini per i generi alimentari online sono pari a zero, oppure di 1,2 miliardi di euro se sono pari a -5%. I Paesi più a rischio sono Regno Unito e Francia, dati i già elevati di penetrazione dell'e-commerce alimentare. Entrambi hanno adottato questa modalità di vendita relativamente presto.

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