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EFSA, Commissione Europea e OMS hanno ribadito più volte l’assenza di rischio di trasmissione del virus Covid-19 attraverso gli alimenti. Anche grazie alle misure di sicurezza specifiche del comparto i prodotti sono sicuri. Ora dunque, il sistema alimentare deve applicarsi in una nuova impresa: implementare i sistemi di gestione delle contaminazioni (fisiche-chimiche-microbiologiche) da sempre presenti nei sistemi di gestione dei rischi per la sicurezza degli alimenti, nell’ottica specifica della prevenzione e della corretta comunicazione. In questa intervista affrontiamo il discorso con chi è direttamente coinvolto nella formazione del personale e nel controllo dell’applicazione delle prassi igieniche del processo produttivo, il Tecnologo Alimentare Tarcisio Brunelli.

 Qual è il Suo ruolo in azienda, e quali nuove responsabilità ha affrontato durante l'emergenza?

Formalmente il mio ruolo è Responsabile Qualità e Responsabile del Laboratorio interno. La mia figura è proprio quella di seguire tutto il mondo della qualità che parte dal definire gli standard di prodotto con i clienti, standard delle materie prime con i fornitori, redigere la parte documentale di certificazione della qualità. Con l'emergenza, sono stato incluso nel gruppo di gestione Covid. Il mio ruolo all’interno di questo gruppo di lavoro è l’organizzazione, l’implementazione e la valutazione di piani specifici di sanificazione e disinfezione. Abbiamo affrontato tutte le problematiche di gestione e di valutazione tecnica dei prodotti e il trattamento di ambienti e locali aziendali.

È corretto dire che l’applicazione delle buone pratiche di produzione applicate ai processi alimentari da sempre hanno contribuito a sostenere il settore?

Rispetto ad altri settori il mondo alimentare ha sempre avuto a che fare con la valutazione del rischio, le norme igieniche, le buone pratiche di corretta igiene, le azioni preventive per prevenire i rischi. Le buone pratiche di produzione finalizzate ai patogeni, ai virus, alla prevenzione dei corpi estranei  erano già intrinseche del settore alimentare e questo sì che ha aiutato.

Come avete gestito l’emergenza in azienda, come è cambiato il Vostro lavoro? Avete attivato dei progetti specifici per l’emergenza?

Il nostro gruppo Covid si è concentrato sulla valutazione del processo produttivo e, vista la circostanza, ha verificato in particolare l’attività di prevenzione che ora mettiamo in pratica con il distanziamento sociale, focalizzata sugli operatori. È stato verificato se nel flusso di processo c’erano delle zone dove la distanza di sicurezza non era garantita e sono state introdotte delle restrizioni dei regolamenti riguardo agli afflussi alle zone comuni. In sostanza abbiamo applicato quelle che sono le disposizioni di legge e tutte queste attività sono state scritte e redatte all’interno di uno specifico piano, è stata fatta della formazione e informazione che è servita a migliorare la conoscenza e la consapevolezza.

Quali sono le iniziative che state implementando per la sicurezza del prodotto e degli operatori?

Sostanzialmente il nostro processo produttivo non ha richiesto interventi particolari, abbiamo svolto delle valutazioni riguardo al prodotto, ma non sono sorti problemi particolari per la sicurezza, al di là dell’attuale caso Covid i prodotti vengono pastorizzati, cotti, confezionati in ambiente controllato perché per quel che riguarda l’aspetto igienico sanitario, questo è stato reputato sufficiente per questo nuovo aspetto, mentre per gli operatori sono stati implementati tutti i distanziamenti sociali e i dispositivi di protezione necessari al caso.

Pensa che il Suo background accademico da tecnologo alimentare sia stato sufficiente per la comprensione e la gestione dell’emergenza sanitaria?

Penso che noi tecnologi abbiamo una preparazione abbastanza completa per il mondo alimentare, che permette di avere una visione complessiva del problema dell’emergenza alimentare. C’è però da dire che bisogna avere anche l’umiltà e la consapevolezza e la prontezza di capire che ci sono emergenze alimentari sempre più specifiche e particolari (BSE, oli minerali, fipronil, le frodi in generale) e questo deve spingerci a capire che è necessario anche il supporto di specialisti. 

Le conoscenze acquisite nel background accademico sono fondamentali, ma spesso non sono più sufficienti perché le dinamiche sono cambiate e anche le emergenze sanitarie sono sempre in continua evoluzione e si rende necessario accedere subito a una rete di contatti ti possano aiutare a gestirle.

 

Silvia Monguzzi

Esperta in Scienze e Tecnologie alimentari

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